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Una storia che inizia e non sappiamo dove andrà a finire

In principio era Peter Weimer, detto Pete, pronunciato /pit/.

E Pete era Cascina Ebreo: un cervellone svizzero dell’informatica con la passione per le bottiglie introvabili, le sigarette fumate all’alba e l’indomabile voglia di condividere: vini e sigarette.

Novello
Anni '80

Ama profondamente il vino e ne accetta tutte le contraddizioni: la necessaria follia dell’amore.

Tratta il vino in maniera sempre adulta e responsabile: non lo imbriglia, non lo modifica, non lo snatura. Aspetta che sia pronto. Per mesi, per anni, per decenni se serve. E non ha alcuna paura di mostrare il suo percorso di crescita, cicatrici comprese.

Ogni difetto in vigna è una correzione in cantina. Lottiamo per non avere difetti. Quelli che non possiamo evitare, li accettiamo e li difendiamo.

Anarchia nelle Langhe
Anni '90

Pete desiderava fare il vino nelle Lange, non il vino delle Langhe.

Non fu facile. Anarchia e Barolo non sono sinonimi.

Pete voleva fare vini irregolari, ribelli, folli, buonissimi: come ogni vino dovrebbe essere. Fu costretto a rinunciare alle denominazioni, o volle farlo. Coltivava la vigna con passione feroce (dicono oltre 700 ore all’anno per “soli” due ettari) e, con altrettanta feroce curiosità, vinificava senza smettere di sperimentare.

Se raggiunse i suoi obbiettivi, nessuno lo può dire. I suoi vini furono (quelli bevuti) e sono (quelli rimasti) qualcosa di ineffabile, fuori dagli schemi e dalle consuetudini di Langa. Vini sicuramente estremi, per esperienze radicali.

Lasciare un segno
Anni '00

Ogni storia di crescita è una storia di scelte, ogni scelta è una rinuncia.

Pete decide di lasciare Cascina Ebreo non senza avere, nel frattempo, lasciato un segno. Lo ha fatto circondandosi di amici, enologi, conoscenti e semplici appassionati che hanno riconosciuto e apprezzato profondamente il suo lavoro.

L’opera di Pete, fino ad allora pioneristica e solitaria, diventa una lezione condivisa: la possibilità di guardare alle Langhe come a un terreno di sperimentazione, come a una palestra per produrre vini che non vogliono riprodurre sé stessi, ribadendo l’ovvio, ma diventare sé stessi.

Non siamo noi a concedere tempo al vino, è lui che se lo prende.